Trento – Non sono le azioni repressive che risolveranno il problema delle persone senza un tetto

«Sul palco dell’ex Santa Chiara va in scena la rappresentazione più vera della nostra società. Lo spettacolo più sincero. Alcuni senzatetto dormono avvolti nelle loro coperte. Nel cuore della nostra città, nel cuore del potere e del benessere, i poveri più poveri, quelli che non hanno proprio nulla, si prendono due metri quadrati, dove li trovano, per dormire». Iniziava così l’accorato appello di Vincenzo Passerini, pubblicato sul quotidiano l’Adige del 19 luglio, rivolto ai consiglieri comunali di Trento, che terminava chiedendo di trovare un tetto per le persone che dormono al S.Chiara e negli anfratti della nostra città.

Sono passati solo pochi giorni e le uniche azioni che ci risulta siano state messe in campo sono di segno decisamente opposto a quelle auspicate da Passerini: martedì, infatti, su quello stesso palco è andato in scena il secondo atto della rappresentazione più cruda e cinica della realtà alla quale non dobbiamo abituarci. Operatori di Dolomiti Ambiente, coadiuvati dalla polizia municipale che teneva sotto controllo la situazione, hanno gettato nell’immondizia i pochi averi e le coperte utilizzate dalle 12 persone che in quel luogo avevano deciso di rendere più dignitosi i loro giacigli.

Secondo la testimonianza delle persone vittime di questo atto, nei bidoni sono stati gettati almeno: 32 coperte, 5 pantaloni, 11 camicie, 1 telefono cellulare, 2 batterie del telefono, 1 caricabatterie, 2 auricolari, 2 zaini, 2 mutande, 4 paia di calzini, 1 spazzolino da denti, 1 paio di scarpe, le fotocopie di vari documenti (attestati scolastici, permesso di soggiorno, CV…), medicinali per il mal di testa.

Non soddisfatti dell’azione di deterrenza, il giorno successivo, la polizia municipale ha poi comminato sei multe per “bivacco”.

Entrambe le azioni sono l’emblema più chiaro del modo in cui l’amministrazione pensa di rapportarsi al problema dei senza tetto: non solo ci troviamo di fronte ad una totale assenza del benché minimo rispetto e sensibilità nel comprendere il valore delle “cose” finite al macero, ma la logica stessa delle multe – in attesa dell’utilizzo dei daspo urbani – punta solo a sanzionare la condizione di povertà in quanto tale, senza prendere minimamente in considerazione i motivi per cui le persone si trovano a dormire in strada.

Quanti, infatti, sono a conoscenza che la maggior parte di queste persone sono richiedenti asilo in procinto di essere inseriti all’interno del sistema d’accoglienza trentino, e che questa attesa in strada è dovuta alla triplice negligenza del Commissariato del Governo, Questura, Provincia che non rispettano le normative?

Perché questi oggetti e indumenti non sono stati semplicemente riconsegnati ai loro proprietari o portati all’ufficio degli oggetti smarriti? Di chi è la responsabilità di questa azione?

Chi ha dato l’ordine di agire in questo modo visto che Dolomiti Ambiente e polizia municipale (da noi contattati) si rimpallano le responsabilità dicendo di aver “eseguito gli ordini”?

Perchè si continua da 20 anni a propugnare l’idea che implementare i servizi per i senza fissa dimora sia un fattore d’attrazione? Come è possibile non vedere che la chiusura dei dormitori in estate, o il contingentare i posti letto e i giorni di utilizzo, così come limitare l’accesso alle docce, non risolve alcunché, ma anzi determina un peggioramento delle condizioni di vita?

A tutte queste domande chiediamo al Sindaco e all’Assessora alle politiche sociali di dare delle risposte: siamo stufi che la retorica sul degrado, utilizzata strumentalmente dalla Lega per il proprio tornaconto elettorale, trovi poi nella macchina amministrativa comunale il suo braccio operativo.

Antenne Migranti, Trento