Bolzano – Richiedenti asilo: questi esseri misteriosi

Antenne Migranti evidenzia nuovamente un dato che da ormai 3 anni viene sollevato da tante associazioni e cittadini solidali.
A Bolzano ci sono, ad oggi, più di 180 uomini e donne richiedenti protezione internazionale iscritti ad una lista di attesa per essere gradualmente inseriti nei centri d’accoglienza straordinaria della provincia. Nel frattempo queste persone sono costrette a rivolgersi ai posti letto dell’emergenza freddo o a dormire in strada.
Secondo la nota di Antenne Migranti occorre fare chiarezza: “I richiedenti asilo non dovrebbero avere nulla a che fare con l’Emergenza Freddo. Il loro posto dovrebbe essere un altro: è il centro di accoglienza”.

Bolzano – Si sa ed è chiaro come la luce fioca del mattino invernale che ormai si parla dei richiedenti asilo solo nella misura in cui essi possano minare la sicurezza dei cittadini. Ma quanti e soprattutto chi sono questi esseri misteriosi?

Il tanto discusso, negli ultimi mesi, servizio di Emergenza Freddo è un dormitorio notturno, vi si può accedere dopo le 20:00 e lo si deve lasciare, pulito, alle 8:00 della mattina successiva.

Il 22 novembre 2018 le persone in lista d’attesa per poter accedere a questo servizio erano 82, pochi giorni dopo erano 92. Tutto questo accadeva prima dell’apertura del “nuovo” centro Emergenza Freddo di via Comini, che ha “assorbito” nel suo ventre – un unico stanzone dove dormono assieme 100 uomini – altre persone prive di un tetto.
82, 92, ora sono circa 40 le persone che aspettano un posto nel dormitorio notturno. Qualcuno avrà certamente desistito e avrà lasciato la città, d’altronde sono questi la tattica e l’obiettivo da anni: creare condizioni avverse, un ambiente ostile e non accogliente.

A fine novembre alcune di queste persone in attesa hanno ricevuto chiamate di “controllo”. Lo scopo della telefonata era verificare che le persone fossero ancora sul territorio cittadino e a risposta positiva è stata confermata loro la presenza del proprio nominativo nella lista d’attesa. Perché, in effetti, se non rispondi, per svariati motivi, il più ovvio dei tanti perché si è perso il telefono (vivendo in strada e “combattendo giornalmente” con personale delle forze dell’ordine diligente nell’effettuare sgomberi o contro malintenzionati che rubano i pochi averi al vicino, è molto facile che possa succedere), perdi il posto nella lista d’attesa e devi ricominciare la trafila. Bisogna essere pronti a dimostrare in ogni momento il desiderio di essere in quella lista.

Tanti di loro sono qui, hanno qui i loro interessi primari, vedi alla voce Richiesta Protezione Internazionale presso la Questura di Bolzano. Il destino di queste persone è ormai legato a questa città.
Ma cosa succede con il signore che deve seguire una terapia farmacologica prescritta da un medico psichiatra? A chi si può rivolgere questo signore richiedente asilo? Lui, per come stanno le cose, deve solo essere felice se può rimanere nel dormitorio, dove per turnazione ogni 60 giorni le persone debbono uscire per fare posto agli altri in attesa.
Poi c’è il giovane richiedente asilo, vivendo in strada ha contratto la scabbia, niente di allarmante certo, ma ha un certificato che attesta la presenza della malattia e la necessità di dormire in un luogo che non sia la strada per i giorni della terapia. La risposta è che non ci sono posti a sufficienza e il ragazzo stringendo forte un certificato che sembra una beffa rimane fuori.

E i ragazzi arrivati 10 giorni fa che non riescono ad accedere alla Questura per manifestare la loro volontà di richiedere protezione internazionale ma che vengono mandati via dalle forze dell’ordine con la comunicazione – a voce, si badi, non per iscritto – di tornare a gennaio perché c’è troppo lavoro? Loro, in tal modo, non hanno in mano alcun tipo di documento da parte della Questura che possa attestare la loro identità (un accertamento dell’identità che in realtà si può dire tale sono al momento del fotosegnalamento) e per questo motivo nemmeno possono sognare di iscriversi alla lista di attesa per un posto un Emergenza Freddo.

Ma quale è il punto che vogliamo sottolineare? Ormai da 3 anni tante associazioni e cittadini impegnati lo fanno, ed è sempre il medesimo.
Che ci sono richiedenti protezione internazionale, ad oggi circa 180 maschi singoli, che sono iscritti anche ad un’altra lista di attesa – di un altro tipo, non facciamo confusione – per essere gradualmente inseriti in quota e quindi essere inseriti nei CAS locali. Sono le stesse persone di cui abbiamo parlato sopra.
Ma queste 180 persone, quasi tutte, che ora attendono un posto in Emergenza Freddo o temporaneamente vi dormono, non hanno nulla a che fare con l’Emergenza Freddo. Non è il loro posto. Non devono “occupare” i posti in Emergenza Freddo, il loro posto è un altro. Il centro di accoglienza.

Il Commissariato del Governo è responsabile, assieme alla Provincia, della materia e di provvedere – ognuno per la propria competenza – ad effettuare i controlli necessari perché le persone possano finalmente intraprendere il percorso che spetta al loro status giuridico: richiedente protezione internazionale.

Intanto ci sono persone giunte sul nostro territorio 9 mesi fa, a marzo, e ancora in attesa che la gestazione burocratica si concluda per ottenere un posto letto in un CAS. Si trascinano tra l’Emergenza Freddo, un ponte chiuso e un edificio abbandonato dove potere dormire. E poi ci sono responsabili di CAS che si dicono preoccupati per i centri mezzi vuoti, difficili da gestire dal punto di vista amministrativo.

Ci sono, nelle liste d’attesa per il CAS, anche diverse donne che hanno presentato domanda di richiesta di protezione internazionale presso la questura di Bolzano, pertanto donne che rimarranno sul nostro territorio almeno per il periodo che richiede la procedura di asilo. Diverse di queste donne si trovano a gestire una quotidianità in strada durante il giorno e hanno un posto assicurato solamente per la notte, senza alcun servizio accessorio. Spesso si tratta di donne nigeriane, che possono essere coinvolte nella rete della tratta e sfruttamento della prostituzione – e lasciarle in strada tutto il giorno, tra il parco di fronte alla mensa Club e le stradine adiacenti, non è certo la scelta migliore per cercare di proteggerle da questa rete criminale.

Ogni 30 giorni si trovavano a dover affrontare una burocrazia che le voleva fuori dal sistema per un periodo minimo di una notte fino a 4/5 notti durante le quali non veniva offerto loro nessun posto al sicuro da parte del sistema. Ora, da inizio dicembre, queste donne hanno ricevuto la possibilità di non dovere sottostare alla turnazione dei 30 giorni e possono sentirsi sicure almeno di avere un posto letto. Niente però pare sia stato fatto per le ore diurne che le vedono costrette in strada nonostante le temperature.

Ad oggi ancora molte persone dormono in strada. Esseri umani – italiani, stranieri, giovani, anziani – che dormono a -5 in un anfratto della città.
Il freddo è pungente. Tutte le mattine si sentono le conversazioni sul tempo, alla fermata dell’autobus, all’entrata di negozi ed uffici.
Bardati con piumini e sciarponi, infreddoliti e veloci, noi tutti sciamiamo nelle strade della città alla ricerca di un brulè e di un ultimo regalo di Natale prima di sistemarci sul divano sotto il plaid e un the in mano.

E quelli che dormono in strada?
E’ un problema che ci riguarda tutti.
E’ un problema che riguarda la nostra città, la società che ci immaginiamo e il mondo che vogliamo. E’ un problema che ci riguarda in prima persona, che interroga la nostra umanità e la nostra etica, la nostra responsabilità civile.

Antenne Migranti invita la cittadinanza a dimostrare la propria vicinanza alle persone in questo momento di bisogno.

La città di Bolzano ha saputo già più volte dimostrare di essere diversa dalle politiche dei palazzi.

Vi invitiamo pertanto a mobilitarvi raccogliendo e/o portando sacchi a pelo, giacche calde, guanti e coperte alle persone costrette a dormire all’addiaccio.

Ma soprattutto ci rivolgiamo alle istituzioni e chiediamo:

  • di prevedere l’aumento dei posti letto dell’Emergenza Freddo, fintanto i richiedenti protezione internazionale non saranno inseriti nei CAS, mettendo a disposizione dei locali idonei per l’accoglienza notturna delle persone; nonché di creare un centro diurno dove le persone possano trascorrere la giornata, o parte di essa, e dove siano previste attività di sostegno e supporto all’inclusione;
  • di inserire le persone richiedenti protezione internazionale arrivate autonomamente sul territorio (cd. “fuori quota”) nei CAS, ovvero sia il centro preposto alla loro accoglienza e come previsto da normativa, andando ad alleggerire nel contempo una situazione che ad oggi pesa totalmente sull’Emergenza Freddo, come già richiesto più volte negli anni e non da ultimo in una mail del 27 novembre 2018.