Bolzano – Non è criminalizzando la povertà che si risolverà il problema dei senza tetto

A Bolzano, dopo l’ordinanza di inizio estate che vieta i “bivacchi” sulle aree pubbliche e la modifica in termini restrittivi al regolamento di polizia urbana, un altro emendamento contro le persone povere viene approvato a larga maggioranza (22 sì e 13 no) dal consiglio comunale guidato dal centrosinistra autonomista.
Antenne Migranti interviene con una nota stampa sulla situazione delle persone senza tetto. «Questo emendamento che criminalizza la povertà parte da lontano e non risolverà una situazione che ha invece urgenza di maggiori politiche sociali, di ascolto dei bisogni e di solidarietà». 

Antenne Migranti si unisce allo sdegno per la votazione dell’emendamento approvato giovedì 30 agosto in Consiglio comunale di Bolzano che sanziona gli insediamenti abusivi, sia in aree pubbliche sia in quelle private, con l’immediato sgombero e multe a carico delle persone senza dimora.
Purtroppo questo emendamento che criminalizza la povertà parte da lontano e non risolverà una situazione che ha invece urgenza di maggiori politiche sociali, di ascolto dei bisogni e di solidarietà.

Ci sembra utile ricostruire alcuni passaggi significativi per far comprendere come nel corso degli anni si sia arrivati a questa posizione. Il processo che ha, infatti, portato alla progressiva chiusura degli spazi pubblici alle persone senza dimora si è intensificato all’inizio della primavera 2017. Si è trattato di un processo che ha trasformato il volto della città, chiudendo e modificando spazi pubblici, invisibile ai più ma ben chiaro ed evidente, e ovviamente non privo di conseguenze, per le persone senza casa.
Nelle nostre azioni di monitoraggio, già allora, verificammo che l’entrata secondaria della stazione di Bolzano in via Garibaldi, un angusto spazio di 6 mq da molti anni utilizzato come riparo notturno, da un giorno all’altro fu completamente recintata sino al soffitto e dotata di un cancelletto. Questa chiusura fu, appunto, una delle prime iniziative per impedire l’accesso a “ripari di fortuna” che molte persone sono costrette tuttora a utilizzare come giacigli notturni perché prive di alternative.
Successivamente le “enclousure” si sono estese. All’inizio dell’estate 2017, toccò alla mensa per senza dimora in piazza Verdi. Lo spazio all’aperto fu recintato per impedire alle persone di dormire nel retro dell’edificio. Lì, infatti, dalla primavera del 2017 dormivano una ventina di persone senza casa. L’effetto visivo ricorda una gabbia: pur comprendendo la preoccupazione degli esercenti dei negozi che hanno la loro sede a fianco alla mensa, bisogna dire che in quel frangente non venne data nessuna alternativa di posti letto a quelle persone senza tetto.

Durante il periodo estivo, ci furono altre chiusure. Blocchi di cemento furono posizionati sotto alcuni ponti per impedire alle persone di dormirci. Forze di polizia procedevano a sgomberare le zone sotto i ponti, gettando spesso nell’immondizia anche gli effetti personali, come coperte e vestiti. In seguito, alcuni anfratti sotto i ponti, tra l’estate e l’inverno sempre dello scorso anno, furono definitivamente chiusi con delle grate. Oltre a recinzioni e sgomberi, anche gli alberi e arbusti presenti lungo le rive del fiume Isarco furono tagliati con l’effetto di impedire alle persone di costruire, protetti dal fitto della vegetazione, delle parvenze di rifugi per la notte e avere un luogo di sosta durante il giorno. Quando si parla di senza fissa dimora, al di là della provenienza geografica o dello status giuridico, si dimentica sempre di riflettere su altro punto essenziale: dove passano la loro giornata le persone se una casa non la hanno? A Bolzano, un centro diurno aperto, soprattutto in inverno, dove trascorrere la giornata al caldo, trovare dei servizi o degli operatori che offrano opportunità, è assente. Certo, un passo in avanti fu fatto con l’apertura mattutina per alcuni mesi, nel corso del 2018, dei locali della mensa di piazza Verdi, dove – pur non trattandosi di un centro diurno – perlomeno le persone potevano avere un luogo di sosta; rimasero però scoperte le ore del pomeriggio.

A fronte di tutto ciò, una decisione positiva dell’amministrazione fu presa nell’aprile 2018, prolungando l’apertura del Centro Emergenza Freddo ben oltre la chiusura annuale prevista a fine marzo: 110 posti letto che permisero a molte persone di dormire al coperto.
C’è però da sottolineare che molti dei posti nel dormitorio sono utilizzati da richiedenti protezione internazionale che hanno diritto, come da normativa, ad essere accolti in centri d’accoglienza: se da parte degli organi preposti fossero prontamente inseriti, lascerebbero libero il posto letto rendendolo disponibile a quelle persone che attualmente dormono lungo il fiume in condizioni estremamente preoccupanti visto l’innalzamento del livello dell’acqua.

Quanto osservato in questi ultimi anni impone una seria e urgente riflessione sulla tendenza delle politiche locali nei confronti dei poveri; più in generale crediamo che la riflessione debba essere posta a livello regionale, visto quanto sta accadendo anche a Trento, altra città dove la risposta alle persone che dormono in strada sta involvendo in una spirale di azioni repressive.
Il 21 ottobre si svolgeranno le elezioni in entrambe le Province Autonome: ci auspichiamo che la tutela e i diritti dei soggetti più vulnerabili siano, con doverosa onestà intellettuale, rimessi al centro del dibattito politico.
Invitiamo tutta la società civile a mantenere alta l’attenzione su questi temi e le istituzioni ad attuare reali politiche di inclusione sociale. Solo così si potrà garantire un futuro migliore per le nostre comunità.