Bolzano manifesta per Adan ed alza la voce: “la circolare Critelli va ritirata subito!”

Di Stefano Bleggi, tratto da Melting Pot Europa

Non è facile far muovere Bozen, farla scendere in piazza, ancor più difficile farlo in soli tre giorni. Ma ieri si è rotto un tabù perché più di 500 persone si sono messe in cammino verso il palazzo della Provincia aderendo all’appello di SOS Bozen ed Antenne Migranti per chiedere il ritiro della famigerata circolare Critelli e le dimissioni dell’assessore bugiarda Stocker.
Perché l’attenzione per questa triste vicenda ha rotto i confini dell’autosufficienza della politica altoatesina di palazzo e di una certa pretestuosità a credersi migliori di altri, più efficienti. Perché da Medici Senza Frontiere all’ASGI all’UNHCR hanno scritto e denunciato l’illegalità della circolare e ne hanno chiesto la revoca.

La parte migliore della cittadinanza bolzanina, quella meticcia, che accoglie e si sporca le mani quotidianamente per sostenere le persone escluse dall’accoglienza e che da un anno sta denunciando l’illegalità della Critelli, gli sgomberi dei ripari di fortuna, il lassismo di un certo associazionismo, ha detto basta, ha alzato la voce, ha urlato lo sdegno e la frustrazione per una situazione inaccettabile. Ha buttato fuori la rabbia dopo le calunnie proferite da Sindaco e assessori verso i volontari che avevano un messaggio beffardo: “se non posso addomesticarvi dandovi due soldi per qualche progettino come funziona con tutti gli altri allora vi marginalizzo, vi discredito“.

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti“, era riportato su un cartello accanto alla carrozzina vuota. Ma a Bolzano la Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948, assieme alla Convenzione di Ginevra e alla normativa europea e nazionale che dovrebbero tutelare i richiedenti protezione internazionale, nella storia di Adan e della sua famiglia sono risultati carta straccia.

Nella provincia autonoma e più ricca d’Italia, un uomo qualunque, un piccolo burocrate comandato da una giunta senza umanità, ha emesso una norma autoctona che sancisce chi ha diritto all’accoglienza e alla tutela e chi invece non li ha.
Un’idea spietata c’è alla base di accordi e pratiche che hanno preso piede in tutta Europa, Italia compresa. Meno si è accoglienti, meno si garantiscono diritti, e più si disseminano le rotte migratorie di frontiere militarizzate, ostacoli e pericoli, e meno i profughi cercheranno di venire da noi e chiedere di poter accedere al (poco) welfare che ci è rimasto. La famiglia di Adan prima di arrivare in Italia era passata dalla Svezia, un paese una volta civile e che oggi si prodiga nei rimpatri in paesi non sicuri come l’Iraq o l’Afghanistan.

La politica della dissuasione europea che unisce Minniti a Orban, solo per citare alcuni dei personaggetti che pretendono di governare a modo loro le migrazioni, non fa che riprodurre solo nuovi confini sempre più pervasivi e brutali, nuove sacche di povertà e marginalità sociale. Al massimo sposta di qualche centinaia di chilometri il “problema”, quel tanto che basta per rassicurare un elettorato in preda alla retorica dell’invasione e del degrado, incapace di cogliere quali siano realmente i veri problemi della sua precaria esistenza dopo che gli è stato annebbiato anche l’ultimo briciolo di coscienza critica.

Quello che succede a Bolzano non è mai stato nascosto dall’assessore Stocker che anzi ha più volte rivendicato la politica del disincentivo: “se accogliessimo tutte le persone “fuori quota” (un termine assurdo per indicare le persone che arrivano autonomamente senza essere inviate dal ministero) si produrrebbe “un effetto calamita”. Ma se un assessore può permettersi di fare il verso alla peggiore destra e negare diritti sacrosanti è perché una parte maggioritaria del terzo settore e della curia locale, quelli per intenderci che un briciolo di coscienza o di pietà cristiana dovrebbero ancora averlo, rimangono silenti e si dimostrano conniventi con le scelte della governance.
La giornata di ieri ha rotto anche tutta questa ipocrisia. E non è poco.